Il professor Azzo Varisco, discepolo e aiuto del professor Carlo Fontanini a Pavia, capitò a Udine durante la prima guerra mondiale come ispettore medico della seconda armata.
Finita la guerra e deceduto il suo maestro andò a Firenze come aiuto del Professor Schupfer, direttore della clinica medica universitaria, che egli aveva conosciuto in Friuli come
suo comandante generale medico durante il periodo bellico. Nel capoluogo toscano conseguì la libera docenza in clinica medica; nel frattempo concorse e vinse il posto di primario
a Camerino, ma, consigliato dal suo nuovo maestro, vi riununciò per non seppellirsi professionalmente in un piccolo centro. E così, in seguito, scelse l’Ospedale Civile di Udine,
prendendo servizio nel 1922. Nel nuovo reparto di tisiologia e medicina introdusse le nuove tecniche di cura e collaborò attivamente alla costruzione del nuovo nosocomio. Fu
inoltre uno dei fondatori del Consorzio Provinciale Antitubercolare e di una sezione della Lega Italiana contro i tumori che porta il suo nome, nonché direttore de La Rivista Italiana
della Tubercolosi.
Negli anni 1934-1935 istituì un primo nucleo dei donatori di sangue.
Attorno alla sua persona il prof. Varisco costituì una vera scuola da cui uscirono tanti valenti medici che andarono a ricoprire posti di primario e, alcuni, conseguirono la libera docenza:
Antonio Celotti, Ronzoni, Molinis, Ferdinando Taddei, Dante Bettini, Piero Carnielli, Giuseppe Sabot, Luigi Sala, Ezio Sgoifo, Sergio Pascoli e, per finire, Pier Lodovico Collimedaglia e Dino
Dei. Chiudono la schiera Antonio Peratoner e Giovanni Talmassons.
Basso, tarchiato, fronte alta, professionalmente molto preparato, colto, estroverso, comunicativo, milanese con alle spalle un matrimonio con una donna facoltosa della famiglia Ferrero, Azzo
Varisco segnò la storia della sanità friulana. Visse la sua intera esistenza nell’ospedale per l’ospedale, anche dopo la sua quiescenza.
Questa l’opinione del professor Antonio Celotti su di lui:
“Era un grande uomo e un insigne professionista. Sono stato suo assistente nel 1932 e de visu ho constatato i suoi meriti. Mi sono invano battuto perché Udine lo ricordasse con l’intitolazione di
una via o un padiglione. La risposta fu sempre la stessa: era un fascista. Non è vero! Era un liberale che non si è mai servito del fascismo, anzi il fascismo si è servito di lui come medico. Aveva,
all’inizio, aderito al fascio a Pavia e, dal 1922, si era allontanato per sua formazione culturale. Vuole proprio che le faccia una confessione? Varisco pagava al segretario del fascio cinquanta e spesso
cento lire, somma notevole per allora, perché lo mettesse, nelle riunioni, presente o assente giustificato. Considerava quelle riunioni, a cui doveva partecipare come autorità sanitaria, inutili, vuote,
fastidiose e retoriche. Era entrato in massoneria a Pavia e faceva parte con me della Loggia “La Vedetta”.
Durante il periodo della resistenza, spesso, ospitava nella sua accogliente e spaziosa abitazione di Via Zanon il Comitato Nazionale di Liberazione Provinciale. Nello stesso tempo, continuava gli
abituali incontri e cene con medici, artisti, letterati e personaggi politici del Friuli, prevalentemente di estrazione liberale. E proprio per le sue azioni e le sue idee liberali fu arrestato dai tedeschi, ma poi
rilasciato. Nel dopo guerra, esattamente nel 1947, costituì a Udine il Rotary Club”.
Il professor Varisco era molto appassionato d’arte e la sua cultura  spaziava anche nella letteratura. Quando morì nel 1971, all’età di 87 anni, non avendo figli, lasciò ai suoi eredi collaterali un patrimonio di preziose e rare opere d’arte. Fu cremato come da sua volontà. Il professor Celotti, che curò tali incombenze, incontrando il dottor Dei gli disse:”Dentro questa borsa c’è il nostro maestro, il professor Varisco”. Le sue ceneri sono custodite nel cimitero di San Vito di Udine.
Oggi, a distanza di quasi quarant’anni dalla sua scomparsa, il mondo politico e istituzionale, scevro da condizionamenti ideologici  e di appartenenze politiche, dovrebbe doverosamente rivisitare la vita e le opere di questo illustre clinico per un riconoscimento morale postumo.